In teatro, prima ancora che una parola venga pronunciata, è lo sguardo a raccontare la storia. È un gesto silenzioso, ma capace di orientare emozioni, tensioni e relazioni. Comprendere questo linguaggio invisibile significa entrare nel cuore stesso dell’arte scenica. La comunicazione è un processo di interazione in cui due o più persone si scambiano un messaggio. Come abbiamo visto all’interno del nostro articolo Gli occhi e il viso raccontano di noi. La comunicazione non verbale, la comunicazione non avviene soltanto attraverso il linguaggio e le parole (canale verbale), ma anche tramite il tono della voce, le pause e i silenzi (canale para verbale), oltre che con i gesti, le espressioni del viso, la postura e, soprattutto, lo sguardo (canale non verbale).
Nella vita quotidiana raramente ci soffermiamo a riflettere sulla potenza delle forme “silenziose” del linguaggio. Eppure, rappresentano i principali strumenti attraverso cui interpretiamo il mondo e gli altri. Non sorprende, quindi, che la comunicazione non verbale occupi un ruolo centrale anche nelle arti.

Fig. 1. Sguardo attrice. Freepik.
Nelle rappresentazioni visive si manifesta attraverso la postura dei corpi, i gesti delle figure dipinte o scolpite e l’uso espressivo del colore. Elementi che suggeriscono serenità, gioia, tensione, solitudine o dolore. Ma è soprattutto nelle arti performative, come il teatro e la danza, che il corpo e lo sguardo (Fig. 1) diventano strumenti di comunicazione formidabili.
Nel teatro lo sguardo non è un semplice elemento espressivo: è un vero e proprio gesto scenico. Attraverso la direzione, l’intensità e la durata, l’attore orienta l’attenzione del pubblico, crea relazioni tra i personaggi, definisce la propria presenza sulla scena e svela ulteriori dettagli della trama. Con lo sguardo si può anticipare ciò che verrà detto, amplificare il significato delle parole oppure contraddirle, permettendo allo spettatore di cogliere elementi emotivi e narrativi che non sono espressi esplicitamente nei dialoghi.
In questo modo, il linguaggio del corpo arricchisce la dimensione del testo e contribuisce a costruire la complessità della scena. Il teatro, infatti, non è soltanto parola, ma un sistema di segni corporei e sensoriali, che coinvolge lo spettatore a diversi livelli percettivi (Andrea Zardi, La percezione del corpo in scena e lo spettatore. Un approccio neuro-scientifico, MIMESIS JOURNAL, 7(1), 91-111, 2018).
Dalla maschera al contatto visivo: evoluzione dello sguardo nel teatro
Per comprendere pienamente l’importanza dello sguardo nel teatro contemporaneo è utile osservare come questa dimensione si sia evoluta nel tempo. Nel teatro greco antico la relazione tra attore e spettatore era mediata dalla maschera (Fig. 2). Gli attori indossavano maschere che coprivano interamente il volto e fissavano l’espressione del personaggio, limitando la mimica facciale. Ciò rendeva necessario amplificare altri elementi performativi, come il linguaggio corporeo, la postura e lo sguardo. Anche se gli occhi erano parzialmente nascosti, la loro direzione serviva ad indicare la relazione tra i personaggi e a guidare l’attenzione del pubblico (Allardyce Nicoll, The Masks, Mimes and Miracles, 1931).

Fig. 2. Greek tragedy mask, IV sec. a.C. Commons Wikimedia.
Con la nascita del teatro moderno e le nuove teorie sulla recitazione, lo sguardo e la presenza scenica dell’attore assumono una funzione centrale. L’attore, regista e teorico russo Konstantin Stanislavskij, nella sua opera Il lavoro dell’attore su se stesso, sottolinea l’importanza di portare in scena una recitazione quanto più realistica e naturale possibile. Secondo Stanislavskij, l’attore non deve limitarsi a ripetere in modo meccanico gesti e parole, ma deve immedesimarsi psicologicamente con il personaggio, per interpretarne al meglio le emozioni, e con lo sguardo deve guidare l’attenzione dello spettatore e costruire la narrazione scenica.
“Dove va l’attenzione dell’attore, lì si dirige anche quella dello spettatore” (Konstantin Stanislavskij, Il lavoro dell’attore su se stesso, 1938).
Anche altri grandi maestri del teatro del Novecento, come Jerzy Grotowski e Antonin Artaud, hanno posto al centro della loro ricerca il corpo dell’attore e la relazione diretta con il pubblico. In questa prospettiva, lo sguardo diventa uno strumento capace di stabilire un contatto immediato tra performer e spettatore, intensificando l’esperienza emotiva della scena.
Presenza scenica: il ruolo dello sguardo nella costruzione del personaggio
La presenza scenica dell’attore non dipende soltanto dalle parole pronunciate o dai movimenti compiuti. Anche lo sguardo contribuisce in modo decisivo alla costruzione del personaggio e della scena stessa.
Uno sguardo diretto e stabile può suggerire determinazione o autorità, ma anche sincerità o interesse. Uno sguardo sfuggente può indicare insicurezza, imbarazzo o conflitto interiore. Uno sguardo distante, invece, può evocare introspezione o estraneità. Attraverso queste variazioni, l’attore costruisce una dimensione psicologica del personaggio che spesso precede o supera la parola.
Pensiamo a un Amleto che, prima del celebre “Essere o non essere”, fissa un punto lontano nel vuoto: lo sguardo anticipa la sua crisi interiore ancor prima che la parola prenda forma. In una Medea che evita deliberatamente gli occhi del pubblico, lo sguardo sfuggente amplifica la tensione emotiva e prepara lo spettatore alla tragedia imminente. In una commedia contemporanea, invece, un attore che mantiene un contatto visivo diretto e prolungato con un altro personaggio può suggerire attrazione, sfida o complicità, rendendo immediatamente leggibile la dinamica relazionale.

Fig. 3. Installazione “Suspension” di Lisa Borgiani, che ha accompagnato nel 2017 la pièce “La Tempesta nello specchio” al Belfort Theatre Campus di Piuro per la regia di Luca Micheletti. Ph: Lisa Borgiani.
Guardare un punto preciso nello spazio (Fig. 3) o incrociare lo sguardo del pubblico aiuta inoltre a catturare l’attenzione e a guidare la lettura della scena. Lo sguardo funziona quasi come un “proiettore invisibile”, capace di orientare la percezione dello spettatore e suggerire ciò che è rilevante all’interno della narrazione.
Questa funzione è ancora più evidente nel teatro contemporaneo, che tende a privilegiare la dimensione performativa rispetto alla semplice rappresentazione del testo. La scena non è più soltanto il luogo in cui si rappresenta una storia già definita, ma uno spazio dinamico in cui il significato nasce dall’interazione tra attori, pubblico e spazio scenico. Il teatro, quindi, non è un prodotto artistico finito, ma un processo relazionale che prende forma nel momento stesso della performance (Beatrice Tavecchio Blake, Ripensare il teatro. Il rapporto tra teatro e pubblico alla luce delle nuove teorie cognitive, 2025).
Contatto visivo e neuroscienze: perché lo sguardo coinvolge lo spettatore
Oltre ad organizzare la scena, lo sguardo svolge una funzione fondamentale nell’instaurare la relazione tra attore e pubblico. Nel teatro lo spettatore non è solo un osservatore passivo. La sua percezione partecipa attivamente all’esperienza della performance.

Fig. 4. Esperienza emotiva dello spettatore. Teatro Antico di Taormina. Creative Commons.
Le ricerche neuroscientifiche sulla percezione del movimento e delle emozioni mostrano che osservare un corpo in azione attiva nel cervello processi di simulazione e partecipazione empatica. Il pubblico tende a rispecchiare interiormente ciò che vede, reagendo alle azioni e alle espressioni dell’attore. Questo fenomeno è legato ai cosiddetti neuroni specchio, dei meccanismi neurali che permettono allo spettatore di empatizzare con il performer e percepire quasi “dall’interno” il movimento o l’emozione osservata (Andrea Zardi, La percezione del corpo in scena e lo spettatore. Un approccio neuro-scientifico, MIMESIS JOURNAL, 7(1), 91-111, 2018).
In questo contesto, lo sguardo diventa un vero ponte relazionale. Quando un attore stabilisce un contatto visivo con il pubblico o con un altro personaggio, si crea una dinamica di attenzione condivisa, che intensifica l’esperienza emotiva dello spettatore (Fig. 4).
Una performance efficace nasce infatti dalla sinergia fra tecnica attoriale, consapevolezza corporea e comprensione dei processi emotivi (Luca Spadaro, Recitare le emozioni. Nuove tecniche teatrali attraverso le neuroscienze, 2023).
Quando lo sguardo crea relazione
Lo sguardo rappresenta uno degli strumenti più potenti e sottili del linguaggio teatrale. È molto di più di un semplice elemento espressivo. Grazie ad esso l’attore orienta l’attenzione del pubblico, costruisce relazioni emotive, definisce la presenza scenica del personaggio ed arricchisce il linguaggio non verbale della performance. Il teatro diventa così uno spazio di incontro in cui corpi, emozioni e percezioni si intrecciano.
Perché, in fondo, l’esperienza teatrale nasce proprio dal dialogo silenzioso tra chi guarda e chi è guardato. Ed è forse per questo che, anche nell’epoca delle immagini digitali e delle tecnologie immersive, il teatro continua a conservare la sua forza unica: quella di un incontro reale tra sguardi, capace di trasformare la scena in un’esperienza viva, condivisa e irripetibile.
Lo sguardo è il primo ponte tra attore e spettatore, il filo invisibile che trasforma un gesto in emozione e una scena in esperienza. È lì che nasce il teatro: in quell’istante di attenzione condivisa.
Posso prendere qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico. Un uomo attraversa questo spazio mentre qualcun altro lo guarda: è tutto ciò che occorre perché si compia un atto teatrale.
Peter Brook
Veronica Elia