Il profilo di Federico da Montefeltro: perché è sempre mostrato di sinistra?
Federico da Montefeltro (1422–1482), divenuto duca di Urbino nel 1474, rappresenta una figura importante nella storia del Rinascimento italiano. Viene infatti celebrato per la sua saggia amministrazione, il valore militare e il mecenatismo artistico.
Per comprendere meglio la sua immagine pubblica, è utile osservare come gli artisti dell’epoca scelsero di rappresentarlo.
Uno degli esempi più celebri di questa rappresentazione è il dittico di Piero della Francesca, esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze, dove il Duca viene raffigurato di fronte alla moglie, l’amata Battista Sforza. Del primo viene rappresentato il profilo sinistro, della seconda invece quello destro (Fig. 1).

Fig. 1. Battista Sforza e Federico da Montefeltro. Piero della Francesca 1473 – 1475. Galleria degli Uffizi, Firenze.
Osservando l’opera, c’è un dettaglio del viso di Federico da Montefeltro che colpisce subito: il suo naso, caratterizzato da un’evidente anomalia anatomica. Il dipinto mostra infatti una sorta di “scalino” alla radice nasale, quindi come se mancasse del tessuto.
Tale peculiarità è presente in tutti i ritratti del Duca, eseguiti dai più famosi pittori dell’epoca (Fig. 2.). Osservando attentamente questi ritratti, emerge un dettaglio che non può passare inosservato. Sorge spontaneo chiedersi perché tutti i dipinti lo ritraggono sempre dal medesimo lato e mostrano tutti la stessa forma del suo naso?
Per trovare una risposta, occorre tornare a un episodio drammatico della vita del Duca.
- Fig. 2. Ritratti di Federico da Montefeltro. A Ritratto di Federico da Montefeltro e del figlio Guidobaldo. Pedro Berruguete. Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.
- Fig. 2. Ritratti di Federico da Montefeltro. B Piero della Francesca, Pala di Brera o Pala Montefeltro (Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il donatore Federico da Montefeltro), Pinacoteca di Brera, Milano.
L’incidente del 1450: cosa accadde davvero al naso del Duca
Nel 1450, durante una “giostra” tenutasi in onore di Francesco Sforza, da poco diventato Duca di Milano, Federico da Montefeltro, all’epoca ventottenne, subì un incidente: durante un combattimento contro Guidangelo de’ Ranieri, un distinto giovanotto di Urbino, noto nei tornei e che aveva già vinto un premio a Firenze, la lancia di Guidangelo rimbalzò contro l’armatura di Federico e penetrò nella visiera dell’elmo, raggiungendo l’emivolto destro. Il colpo spaventoso tranciò l’osso nasale e penetrò nell’occhio destro. Il Conte rimase molti giorni tra la vita e la morte ma alla fine la sua forte fibra prevalse. Lo sfondamento dell’orbita destra, oltre alla perdita del bulbo oculare determinò una frattura nasale che mutò in modo definitivo la forma del naso provocando uno “scalino” della porzione superiore che divenne la caratteristica del suo volto (Benzoni G, 1995 “Federico da Montefeltro, duca di Urbino”, in Dizionario biografico degli italiani volume 45 (Rome: Istituto dell’Enciclopedia Italiana) pp 722–743).
Da quel giorno, sulle monete, sculture e dipinti del Duca di Urbino viene rappresentato solo il lato sinistro, e ciò anche per volere dello stesso Federico. Rappresentare all’epoca un signore della sua grandezza, conosciuto per la sua astuzia e lungimiranza senza un occhio non era un’immagine che poteva essere tollerata dal grande Duca, perché non avrebbe rispecchiato la sua forza e il suo potere, al contrario l’avrebbe fatto passare come incapace al governo, perché la visione era il simbolo più importante di saggezza.
Le caratteristiche del naso di Federico di Montefeltro sono state oggetto di vari approfondimenti. Data la precisione con cui Piero della Francesca ha rappresentato il naso del Duca alcuni studiosi hanno ipotizzato che lo “scalino” alla base del naso potesse essere il risultato di un intervento chirurgico per rimuovere una parte del dorso nasale e ampliare così il campo visivo dell’occhio sinistro. (Winters HPJ. Federico da Montefeltro, Duke of Urbino (1422-1482): the story of his missing nasal bridge. Br J Plast Surg. 1982;35(3):247–50).
Sebbene non sia dimostrabile se il Duca si sia effettivamente sottoposto all’intervento, è comunque interessante fare qualche considerazione in merito alla correlazione tra rimozione del ponte nasale e ampliamento della visione laterale.
Visione monoculare e campo visivo: cosa dice la scienza
Per capire come la frattura del naso abbia potuto influire sulla vista del Duca, è utile osservare cosa accade a chi vede con un solo occhio.
Se proviamo a chiudere l’occhio destro (simulando di essere monocoli) e guardiamo verso destra, notiamo che siamo in grado di percepire la radice del naso, che in sostanza entra nel nostro campo visivo. È ciò che accade a chi ha visione monoculare: il naso può limitare la visuale laterale.
Per comprendere meglio tale concetto è utile osservare la fig.3, dove viene mostrata una simulazione del campo visivo dell’occhio sinistro mentre guarda a sinistra (a), diritto (b) e verso destra (c). Le aree ombreggiate indicano l’ostacolo visivo causato dalla sporgenza del naso. Le linee tratteggiate, invece, rappresentano l’aumento del campo visivo ottenibile con la rimozione chirurgica del dorso nasale superiore.
Quindi, nel caso del Duca, la mancanza del pezzo di naso ha senza dubbio migliorato la sua visione nello sguardo laterale destro.

Fig. 3. Campo visivo sinistro, quando si dirige lo sguardo verso sinistra, verso il centro e verso destra. Le aree ombreggiate indicano l’ombra di occlusione del naso mentre sporge nel campo visivo. Le linee tratteggiate indicano l’aumento del campo visivo ottenuto con la rimozione chirurgica del dorso nasale superiore (Gert van Tonder, Daniele Zavagno, Kenzo Sakurai, Hiroshi Ono. Seeing further than your nose. Perception, 2013, volume 42, pages 481 – 487).
Va detto inoltre che la perdita della visione binoculare dovuta alla mancanza dell’occhio destro ha sicuramente stimolato una maggiore capacità visiva dell’occhio rimasto. L’enucleazione di un occhio, privando completamente il sistema visivo dell’input binoculare, potrebbe aprire la strada a una maggiore sensibilità agli indizi di parallasse nell’occhio rimanente. Chi ha una visione monoculare può sviluppare strategie per riequilibrare le limitazioni visive:
- adattamento cerebrale: il cervello è in grado di riorganizzarsi per interpretare le informazioni provenienti da un solo occhio;
- movimenti motori compensatori: maggiore uso della testa per esplorare l’ambiente circostante e bilanciare la ridotta visione periferica;
- movimento degli occhi: maggiore uso dello sguardo per scansionare l’ambiente e coprire le aree non visibili da un occhio.
(Mapp A P, Ono H, 1986 “The rhino-optical phenomenon: ocular parallax and the visible field beyond the nose” Vision Research 26 1163–1165). (Moidell B, Steinbach M J, Ono H, 1988 “Egocenter location in children enucleated at an early age” Investigative Opthalmology & Visual Science 29 1348–1351).
Un condottiero resiliente: come trasformò un trauma in potere simbolico
Secondo alcuni resoconti, nonostante le conseguenze dell’incidente, Federico da Montefeltro fu in grado di trasformare la vulnerabilità del “trauma fisico” in una peculiarità, in un tratto distintivo della sua identità. Sembrerebbe, infatti, che abbia affermato che con un occhio poteva vedere meglio che con cento occhi (Roeck B, Tönnesmann A, 2005 Die Nase Italiens: Federico da Montefeltro, Herzog von Urbino. Berlin: Wagenbach). La perdita dell’occhio destro non fermò la sua carriera militare al servizio degli Sforza, degli Aragonesi, del Papa e di Firenze, né quella politica. Diversi anni dopo l’incidente subito divenne Duca di Urbino e, insieme alla sua consorte Battista, trasformò la città da una roccaforte militare a centro culturale e umanistico tra i più famosi di Europa. Federico da Montefeltro dimostra che la forza non risiede nell’integrità del corpo, ma nella capacità di trasformare una ferita in autorità.
Il Duca non rappresenta un’eccezione. La storia ricorda altri gradi condottieri che hanno goduto di celebri carriere militari, nonostante la perdita di un occhio. Tra questi, il samurai giapponese Date Masamune (1567–1636) e probabilmente il comandante navale britannico Horatio Nelson (1758–1805).
Esempi di una forza che non si piega, ma che con resilienza affermano la propria autorità, ricordandoci che il coraggio può avere forme inattese.

