A proposito dello sguardo che ti segue: la Nana del Mantegna

In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato dell’effetto Monnalisa ovverosia un curioso fenomeno visivo in cui gli occhi di un soggetto ritratto in un quadro sembrano seguire l’osservatore da qualsiasi angolazione lo si guardi.

Vi sono molti dipinti dove il personaggio rappresentato punta gli occhi fissi verso l’osservatore. A volte in quegli occhi si legge forza, altre volte quegli occhi sembrano chiedere aiuto e sono tristi. Proviamo a pensare le centinaia di dipinti che hanno immortalato quel tipo di sguardo.

Tra le tante opere ve ne è una dove incontriamo un volto che possiede uno sguardo che possiamo definire fisso e che sembra voglia interrogarti, quasi ammonirci. E’ una figura poco conosciuta ma che trattiene in sè tanti interrogativi ed è foriera di riflessioni profonde. Stiamo parlando della Nana del Mantegna.

Dove troviamo la Nana del Mantegna?

Se visitiamo il piano nobile del torrione nord orientale del Castello di San Giorgio troviamo la Camera degli Sposi autentico capolavoro di Andrea Mantegna. Tra le pareti spicca il dipinto della parete nord chiamato: La scena della corte. La Camera degli Sposi era una sala di rappresentanza nella residenza dei Gonzaga, utilizzata per incontri ufficiali e privati. La Scena della Corte (Fig. 1) non è solo un affresco decorativo bensì una celebrazione del potere, della cultura e dei legami familiari della dinastia Gonzaga, signori di Mantova.

Fig. 1. Andrea Mantegna, Camera degli sposi (Camera picta). Particolare della Scena della Corte.

Spicca infatti Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova, circondato dalla sua famiglia e da membri della corte. È un ritratto realistico e maestoso, ma anche intimo, di una delle famiglie più potenti del Rinascimento. Accanto a Ludovico III c’è Barbara di Brandeburgo, sua moglie, e vari figli (tra cui Francesco Gonzaga, futuro cardinale). Servitori, consiglieri e personaggi della corte completano la scena. Tra questi spicca la nana di corte, probabilmente chiamata Lucia, che guarda direttamente l’osservatore rompendo la prospettiva illusionistica classica (Fig. 2).

Fig. 2. Andrea Mantegna, Camera degli sposi (Camera Picta). Scenea della Corte. Particolare: La Nana.

Il suo nome figura fra i gentiluomini e le nobildonne che il 10 giugno 1474 accompagnarono Barbarina in Germania dal marito, Eberardo I del Württemberg detto il barbuto, duca del Württemberg, già Eberardo V, conte di Württemberg-Urach.

Di sicuro non è un viso sorridente e questo fa riflettere. Come altri personaggi del dipinto che guardano altrove, lei fissa l’osservatore. Non guarda l’infinito, lei ti chiede, interroga la tua attenzione. Doveva essere proprio una di famiglia per essere considerata degna di essere inserita nell’affresco di Andrea Mantegna insieme ai signori di Mantova. Inoltre è l’unico personaggio che fissa i suoi occhi in quelli degli spettatori chiamandoli a partecipare alla scena che si svolge sopra il camino. Ha in mano una piccola stoffa bianca con una cuffia che ricorda quella della sua padrona.

La menomazione? I nani?

I Gonzaga come altre famiglie importanti italiane come i Medici e i Montefeltrio promossero per diverse generazioni il culto dell’arte e l’attenzione verso lo sviluppo culturale di altissimo livello. Oltre a questa ricerca illuminata del bello e della cultura, come molte famiglie nobili e potenti del Rinascimento anche i Gonzaga seguivano molto probabilmente le “mode” di quel periodo. Uno di questi “vezzi” poteva essere proprio quelle di esibire a guisa di “mirabilia” un nano o una nana (Claudia Zerbinati. Nanino e Nanetta.  https://visitamantova.blogspot.com/2020/08/nanino-e-nanina.html). Con il termine nano si usa riferirsi ad una vera e propria condizione caratterizzata da mancato accrescimento corporeo. Le cause di questa anomalia sono molteplici. Può essere presente fin dalla nascita (nanismo primordiale) o manifestarsi nella pubertà. Le cause possono essere anomalie genetiche, disfunzioni endocrine, alterazioni metaboliche. Il fenotipo della Nana del Mantegna (bassa statura con relativa macrocefalia, radice nasale bassa, ipoplasia mediofacciale, accorciamento rizomelico degli arti e mani piccole) lascia pochi dubbi sul formulare una diagnosi di Acondroplasia.

Scorrendo la letteratura scientifica troviamo un interessante scambio di opinioni circa la malformazione della Nana (Bianucci R, Perciaccante A, Appenzeller O. Painting neurofibromatosis type 1 in the 15th century. Lancet Neurol 2016; 15: 1123), (Francesco Benedicenti, Andrea Superti-Furga. The multiple faces of artwork diagnoses. Lancet Neurol  2017; 16:417-418). Alcuni autori infatti hanno ipotizzato, osservando chiazze chiare sul volto alla piccola Lucia, che lei soffrisse di una rara malattia chiamata Neurofibromatosi di tipo I. Tipiche di questa malattia sono le lesioni cutanee a forma di macchie color caffellatte e da lentigginosi, distribuite generalmente sul tronco, sulla pelvi e nelle pieghe dei gomiti e delle ginocchia. Questa teoria è stata poi in parte confutata poiché le chiazze chiare erano il frutto del deterioramento del dipinto e che scompaiono dopo il restauro eseguito nella metà degli anni ’80 (Fig. 2 a-b).

Fig. 2. (A) Immagine scattata prima dei lavori di restauro della metà degli anni '80. (B) Immagine scattata dopo il restauro. (fonte: archivio fotografico del Complesso Museale di Palazzo Ducale, Mantova).

Propendendo per una forma di acondroplasia possiamo affermare che le caratteristiche fisiche esterne di questa condizione sono note da secoli e sono ben rappresentate in opere d’arte di diverse culture. Naturalmente non vi sono informazioni se anche i Gonzaga, come i Re e principi di quel tempo trattassero i propri nani come beni di lusso da esibire durante i banchetti o come regali preziosi e merce da scambiare per tessere relazioni diplomatiche. Un fatto certo è che la Nana del Mantegna incarna due aspetti della stessa medaglia: la realtà e il mito.

Il primo è rappresentato dai dati storici di persone con nanismo realmente esistite caratterizzate da “disabilità” intesa come diversità rispetto alla norma. Viceversa, il secondo, il fenotipo del nano nello sviluppo socio culturale nel mondo antico, come portatore di significati simbolici e valori che cambiano in base al tempo e al luogo (pensiamo per esempio ai nani del folklore e delle favole).

Detto questo, la vera domanda è come mai quello sguardo cosi severo? Perché il Mantegna ha deciso di dipingere così il volto della piccola Lucia? La spiegazione di tutto questo appartiene solo all’autore.

La nostra riflessione può essere quella di un personaggio al quale probabilmente non era consentito, per la propria disabilità e magari a causa del comportamento della famiglia, una vita normale. Ma come ho detto lasciamo al grande Mantegna la spiegazione del volto corrucciato della sua Nana.

Occhiocapolavoro

Dott. Giuseppe Trabucchi  – Medico Chirurgo – Specialista in Clinica e Chirurgia Oftalmica

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