Primo piano di un volto umano con l’occhio azzurro in evidenza, circondato da vivaci pennellate di colore rosso, giallo, blu, bianco e nero. Il viso è trasformato in una tela espressiva, dove lo sguardo emerge come punto focale. L’immagine rappresenta visivamente il concetto che “gli occhi parlano”, tema centrale dell’articolo, e simboleggia la forza comunicativa dello sguardo nella cultura popolare, nei modi di dire e nell’espressione emotiva non verbale.

Quando gli occhi parlano: modi di dire sull’occhio nella cultura popolare

Quante volte all’interno di un discorso, un libro oppure un film avrete sentito usare l’espressione “gli occhi parlano” (Fig. 1)? Un semplice modo di dire per indicare la capacità dello sguardo di esprimere una moltitudine di sentimenti senza nemmeno dover ricorrere all’uso della parola.

Ad ogni modo, mai come oggi scopriremo quanto questa frase sia veritiera non soltanto da un punto di vista allegorico, ma anche letterale. Basta, infatti, scorrere rapidamente attraverso il repertorio della lingua italiana per individuare tantissimi modi di dire che hanno come protagonisti l’occhio e lo sguardo“Chiudere un occhio”“In un batter d’occhio”“A colpo d’occhio”“Tenere d’occhio”“Dare un’occhiata” e così via.

Primo piano di un volto umano con l’occhio azzurro in evidenza, circondato da vivaci pennellate di colore rosso, giallo, blu, bianco e nero. Il viso è trasformato in una tela espressiva, dove lo sguardo emerge come punto focale. L’immagine rappresenta visivamente il concetto che “gli occhi parlano”, tema centrale dell’articolo, e simboleggia la forza comunicativa dello sguardo nella cultura popolare, nei modi di dire e nell’espressione emotiva non verbale.

Fig. 1. Gli occhi parlano. Pixabay

Tutte espressioni che al di là del loro significato letterale rimandano ad un significato metaforico non sempre, come in questi casi, di immediata comprensione.

Cosa sono i modi di dire

Nel parlato quotidiano, e spesso anche all’interno dello scritto, i modi di dire ci aiutano ad esprimere con maggiore forza il concetto che vogliamo rendere noto al nostro interlocutore. Nella lingua italiana, in particolare, esistono tantissime espressioni diventate ormai di uso comune. Siamo arrivati ad un punto tale che non ci rendiamo nemmeno conto di utilizzarle. In tutti questi casi si parla in grammatica di locuzioni o di frasi idiomatiche, il cui significato non può essere colto semplicemente attraverso la combinazione lessicale delle parti del discorso, ma anche grazie all’interpretazione che i diretti interessati sono abituati a darne.

Infatti, i modi di dire sono tipici di ogni lingua, in quanto legati all’idioma stesso e alla cultura di un certo Paese. Ecco perché le frasi idiomatiche tipiche dell’italiano non sempre possono essere tradotte letteralmente in un’altra lingua straniera. Ma quali sono e da dove nascono, dunque, i più comuni modi dire sull’occhio (Fig. 2a e 2b) della nostra lingua?

Dettaglio pittorico di un occhio umano, dipinto con realismo e cura nei chiaroscuri, tipico dell’arte rinascimentale. L’immagine richiama l’attenzione sull’occhio come simbolo espressivo e culturale, in linea con il tema dell’articolo. Serve a rappresentare visivamente il ruolo centrale dello sguardo nei modi di dire italiani, sottolineando come l’occhio sia da sempre protagonista nel linguaggio, nella tradizione popolare e nella comunicazione emotiva.

Fig. 2a. L’occhio nella cultura popolare. Pixabay

Al giorno d’oggi sono davvero tantissimi i modi dire con protagonisti l’occhio e lo sguardo. Tuttavia, è bene sapere che non si tratta semplicemente di espressioni colorite entrate a far parte del nostro vocabolario in epoca recente. Di fatto, una prima testimonianza si ritroverebbe proprio nella Bibbia e nell’Antico Testamento. Qui l’occhio è spesso chiamato in causa soprattutto nella contrapposizione fra “l’occhio e lo sguardo di Dio e l’occhio e lo sguardo dell’uomo” (G. Trabucchi, L’occhio nell’Antico e nel Nuovo Testamento, Edizioni MEDIABOUT, 2020).

 

Dettaglio pittorico del volto di una persona, con particolare enfasi sugli occhi e sulla zona superiore del viso. Lo stile realistico e la tecnica pittorica richiamano l’arte rinascimentale, con sfumature delicate e attenzione all’espressione. L’immagine rafforza visivamente il tema dell’articolo, che esplora il ruolo dell’occhio nella lingua e nella cultura popolare italiana, sottolineando come lo sguardo sia da sempre simbolo di comunicazione, emozione e significato nei modi di dire e nei proverbi.

Fig. 2b. Modi di dire sull’occhio. Ritratto di uomo grasso, Robert Campin. Pixabay.

Ad ogni modo, la presenza dell’occhio nella Bibbia non emerge soltanto in questa specifica chiave di lettura, ma torna anche attraverso una serie di modi di dire, tra cui la celebre espressione “Occhio per occhio e dente per dente” che sintetizza la cosiddetta ‘legge del taglione’. Un modo di dire che allude, come sappiamo, alla vendetta servita in egual misura rispetto al danno precedentemente subito. Un principio che parrebbe risalire ancora prima al Codice di Hammurabi (Fig. 3).

Bassorilievo inciso sulla Stele del Codice di Hammurabi, conservata al Museo del Louvre di Parigi. Raffigura due figure in profilo: il dio Shamash, seduto con copricapo cornuto e abiti cerimoniali, porge scettro e anello al re Hammurabi, in piedi davanti a lui. L’immagine rappresenta visivamente il conferimento divino dell’autorità legislativa. Serve a contestualizzare l’origine storica dell’espressione “occhio per occhio, dente per dente”, illustrando il legame tra giustizia, sguardo e cultura popolare nei modi di dire italiani.

Fig. 3. Stele del codice di Hammurabi, Museo del Louvre, Parigi, Francia. Pixabay.

Forse proprio da qui, prima ancora che dalla letteratura, che ha preso ispirazione la cultura popolare, generando alcuni dei più celebri modi di dire e proverbi italiani sull’occhio.

L’occhio nella cultura popolare: modi di dire e proverbi

Nell’ambito della cultura popolare, accanto ai modi di dire sull’occhio, non possiamo infine non menzionare i proverbi. Dei motti che condensano in poche parole un insegnamento tratto dall’esperienza.

A tal proposito, possiamo citare espressioni come:

  • “Occhio non vede, cuore non duole”: soffrire meno se non si vede qualcosa che non ci piace;
  • “Gli occhi sono lo specchio dell’anima”: gli occhi sono in grado di riflettere le nostre emozioni;
  • “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo”: chi si occupa in prima persona dei propri interessi li fa prosperare di più di chi li affida ad altri;
  • “Guardare nel bianco degli occhi”: fissare dritto negli occhi il proprio interlocutore. Spesso usato in forma esortativa per richiedere la massima sincerità;
  • Far l’occhio di triglia”: guardare con espressione languida, dolce, innamorata; anche lanciare sguardi sdolcinati, oppure ammiccanti e allusivi;
  • “Fare gli occhi dolci”: avere uno sguardo che esprime un languido amore (Fig. 4). In senso lato, cercare di sedurre una persona, corteggiarla, manifestarle il proprio interesse con fini sentimentali o sessuali, o più in generale cercare di conquistarne la simpatia o l’attenzione. Detto ironicamente, tentare d’ingraziarsiqualcuno e ricercarne l’alleanza.
Ritratto fotografico in bianco e nero di Kerstin Anita Marianne Ekberg, attrice svedese celebre per il suo fascino e la sua presenza scenica. È ritratta con capelli lunghi e ondulati, indossa una maglia scollata a spalla e posa con espressione sicura e rilassata. L’immagine richiama l’estetica degli anni ’50 o ’60 e rafforza visivamente il concetto di “fare gli occhi dolci”, illustrando il potere seduttivo dello sguardo nella cultura popolare e nei modi di dire italiani.

Fig. 4. Anita Ekberg by Film Star Vintage

Come possiamo quindi osservare in ognuno di questi casi, le principali immagini di cui si serve la cultura popolare derivano proprio dalla vita quotidiana, dalla dimensione religiosa (la ‘legge del taglione’) o, a volte, anche dalla superstizione (basti pensare al malocchio).

Se volessimo inoltre scavare più a fondo ed intrecciare la storia della cultura popolare con quella regionale non potremmo infine non menzionare almeno un paio di modi di dire dialettali. Tra i più famosi, i milanesi “Fa ballaa l’oeucc, me racomandi!” (lett. fai ballare l’occhio, mi raccomando!) e “Nient l’è bun per l’oeucc” (lett. niente fa bene all’occhio!). Il primo usato come ammonimento che invita a stare attenti e a tenere gli occhi bene aperti e il secondo che rimanda alla paura delle malattie oculari, ben radicata fin dal passato.

Insomma, se da un lato è vero che gli occhi sono da considerarsi una finestra sul mondo, allo stesso modo possono rappresentare una lente di ingrandimento sulla storia della lingua e della nostra cultura. Perciò, tenete sempre gli occhi aperti, date un’occhiata a tutto quello che vi circonda e, se qualcosa proprio non vi piace, potrete sempre chiudere un occhio!

Veronica Elia