È curioso pensare a tutte le variabili che influiscono sulle nostre reazioni avanti a un’opera che ci attrae, da quelle celebrali a quelle più emotive, dalle proprietà del sistema ottico dell’occhio (soprattutto in relazione alla percezione della nitidezza dei dettagli e dei contorni) alle “influenze” sociali e ambientali, fino alla psicologia e sensibilità più intima dell’osservatore.
Tutto ciò guida in qualche modo la nostra visione dell’opera, accompagnandoci in un viaggio inconsapevole di abbandono del razionale a favore del sensoriale.
Così i musei, le fondazioni, le gallerie e tutte le altre realtà che custodiscono al proprio interno opere d’arte sono luoghi di scoperta e da scoprire, che consentono di vivere una vera e propria connessione esperienziale con l’arte.
Travolti dalla competenza e dall’entusiasmo (“contagioso”) di Martina Corbetta, critica d’arte e curatrice (dal 2019 anche del progetto Banca Sistema Arte), nonché fondatrice dell’omonima galleria d’arte con sede a Giussano e nella quale ospita lavori di giovani e brillanti artisti come – solo per citarne alcuni – Laurina Paperina, Albert Pinya, Linda Carrara, Elisa Bertaglia e Thomas Scalco, abbiamo svolto con lei qualche riflessione sull’ “arte di osservare un’opera d’arte”.

Fig. 1. Martina Corbetta.


